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Ritiro di Avvento - Convento
dei Frati francescani di Sant’Agata Feltria
Sabato 30 Novembre 2002
Come ogni anno i nostri due gruppi di coppie hanno
iniziato l’Avvento con un ritiro di spiritualità
di due giorni. Riportiamo qui di seguito la rilettura
del tempo di Avvento in chiave coniugale e familiare
proposta dall’intervento di apertura di don Agostino
Gasperoni. In particolare sono state richiamate tre
dimensioni presenti nell’annuncio del Natale:
1. la dimensione nuziale (Natale come accoglienza dello
Sposo);
2. la dimensione genitoriale (Natale come accoglienza
dei figli);
3. la povertà (Natale come accoglienza del povero).
1. Natale in chiave nuziale
L’Avvento è un tempo importante, perché
segna l’inizio del nuovo anno liturgico, un
nuovo cammino per la Chiesa e per le nostre famiglie.
La famiglia è toccata in modo particolare
dall’Avvento: essa diventa protagonista, poiché
l’Avvento prepara la venuta del Signore che
si fa uomo (“carne”) per mettere su casa
tra noi (il testo biblico dice “ha piantato
la sua tenda tra di noi”, riflettendo la natura
nomadica del popolo d’Israele).
L’annuncio che presiede al tempo di Avvento
è proprio questo:
1. Dio è venuto a mettere su casa nella nostra
casa;
2. la venuta del Signore tra noi è passata
attraverso la famiglia. Senza di essa non sarebbe
potuta avvenire;
3. la venuta di Gesù è presentata nel
Vangelo di Giovanni come un matrimonio: le nozze di
Cana sono l’icona del matrimonio di Gesù
con la nostra condizione umana. Il mistero dell’incarnazione,
infatti, non è una visita (un episodio). Per
questo se ne parla come di uno sposalizio: un fatto
non occasionale, ma permanente, irreversibile. L’Avvento
dunque non è passato, ma, cominciato nel passato,
continua nel presente e nel futuro, è qualcosa
che permane.
L’Avvento e tutto il tempo di Natale rappresentano
per eccellenza la festa della famiglia; si tratta
di un appuntamento speciale per noi e per il nostro
vissuto di coppie e di famiglie.
Contemplando il mistero del Natale si vive un tempo
particolarmente favorevole per sviluppare la spiritualità
della coppia e della famiglia. Il tempo di Avvento
è il tempo dell’accoglienza e della contemplazione
del mistero dell’incarnazione. Prima ancora
che sul Bambino e sui bambini, il mistero dell’incarnazione
verte sulla coppia: nella coppia Dio ci chiama ad
essere epifania del suo Amore, delle sue nozze con
l’umanità. Nessuno più della coppia
può essere manifestazione dello sposalizio
di Dio con l’umanità. Il volto umano
di Dio è la moglie per il marito ed il marito
per la moglie.
Chiediamoci allora:
- il nostro convivere è diventato una realtà
opaca, banale, normale, a cui non si pensa più,
perché è ormai scontata, o è
un mistero tutto da scoprire e contemplare?
- Come guardo l’altro? Come una compagnia scontata,
o come l’icona del Dio- sposo?
La convivenza della coppia è fatta non per
essere consumata, ma contemplata. L’idea del
Natale è tradizionalmente legata al presepe,
ma noi dobbiamo legarla prima di tutto alle nozze.
L’Avvento è il tempo dell’accoglienza
dell’altro: la contemplazione dell’altro
è il significato più alto del nostro
incontro e della nostra convivenza. La contemplazione
dell’altro è saper riconoscere nel suo
volto una finestra da cui si affaccia il Dio- sposo,
il Dio- amore che è venuto a fare famiglia
con noi.
La parola Avvento deriva dal latino e significa attesa,
ma, a differenza di quello che si intende in italiano,
il termine latino adventus non significa stare ad
aspettare ciò che accade, ma significa tendere
a, cioè movimento verso l’altro, o meglio
ancora accoglienza.
2. Natale in chiave genitoriale
Natale (che viene dal verbo nascere) è l’accoglienza
del bambino, è l’accoglienza di Dio che
si è fatto bambino. In ogni gestazione e in
ogni nascita continua il mistero dell’Incarnazione.
Tagore, poeta indiano non cristiano, scrive che “ogni
volta che nasce un bambino è il segno che Dio
non si e’ ancora stancato dell’uomo”,
riconoscendo che in ogni nascita Dio ci fa sperimentare
quanto ci ama.
Alla luce del Natale, infatti, Dio ci fa conoscere
per esperienza diretta fino a che punto è giunto
il suo amore per noi: ci ha dato il suo Figlio unico.
Allora il mistero dell’Incarnazione (mistero
e sacramento sono la traduzione dello stesso termine,
uno in greco e l’altro in latino) nella nostra
storia di famiglie si concretizza e si attualizza,
dopo che nella coppia, nel rapporto con i bambini,
precisamente perché il bambino è il
passaggio che ha scelto Dio per essere con noi.
Chiediamoci a questo punto:
1. In che modo noi accogliamo, guardiamo, ci rapportiamo
ai nostri bambini?
2. Il nostro rapporto genitoriale è ispirato
da questa luce del Natale o gestito istintivamente?
Abbiamo bisogno di uno sguardo contemplativo anche
nei confronti dei bambini. I bambini sono specchio
per il regno dei cieli: “lasciate che i bambini
vengano a me e non glielo impedite”: questo
è il titolo del nostro compito educativo.
3. Natale come riscoperta della povertà
Francesco d’Assisi ha fatto il primo presepe
(dal latino, significa stalla) ed ha cantato la canzone
delle nozze con Madonna Povertà.
Dio, l’unico che poteva scegliere dove nascere,
ha scelto di nascere in una stalla, per poi morire
sulla croce. Questo ha colpito molto Francesco. Lui
ha capito che la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto
cristiano è la povertà come scelta volontaria:questa
è un’altra dimensione del mistero del
Natale, perché l’Incarnazione continua
nei poveri. La famiglia cristiana non può che
essere una famiglia aperta agli ultimi, dove si celebrano
le nozze con madonna Povertà. Questo significherà
domandarci ad ogni Natale:
1. la nostra famiglia ha fatto la scelta della povertà?
Solo chi ha fatto questo è famiglia con Cristo
senza mezze misure.
2. C’è un posto per Gesù nella
nostra casa, cioè per i poveri?
Il bilancio familiare dovrebbe sempre prevedere
una voce per gli ultimi, altrimenti si finisce per
tradire il mistero del Natale, passandoci accanto
come se fosse qualcosa di scontato.
Facciamo, dunque, il presepe, ma non come soprammobile!
Al termine della breve meditazione ci sono stati affidati
dei compiti:
1. Fare un biglietto d’auguri per l’altro
con:
a. un ringraziamento;
b. la richiesta di un regalo (non materiale) che desideriamo
ricevere dall’altro;
c. il rinnovo delle promesse nuziali con parole proprie.
2. Inserire un segno visibile della presenza di Dio
nella nostra casa (icona, Bibbia aperta, ecc..)
3. Vivere settimanalmente un momento di spiritualità
di coppia, seguendo un percorso biblico che riprenda
i brani della Genesi approfonditi nel campo estivo di
Ferragosto.
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