La
celebrazione: realtà evangelizzante ed
ecclesiale
Per sua intima natura, la celebrazione liturgica
del sacramento del matrimonio è realtà
eminentemente evangelizzante ed ecclesiale.
E', innanzitutto, realtà evangelizzante,
«proclamazione, nella Chiesa, della buona
novella sull'amore coniugale» . In essa,
infatti, «il matrimonio dei battezzati,
diventando segno e fonte di salvezza, si fa annuncio
della Parola che salva ed eleva l'amore umano,
arricchisce il popolo di Dio di nuove chiese domestiche
e costituisce la famiglia cristiana immagine dell'insondabile
comunione di amore che esiste nel mistero trinitario
della stessa vita divina» . Come tale, la
celebrazione è annuncio della fede della
Chiesa ed esige di essere vissuta nella fede.
E' realtà evangelizzante perché
celebrazione sacramentale, segno che costituisce
anche nella sua realtà esteriore una proclamazione
della parola di Dio e una professione di fede
della comunità dei credenti : luogo nel
quale appare manifesto che «i coniugi significano
e partecipano al mistero di unione e di amore
fecondo tra Cristo e la Chiesa» . Il normale
inserimento della celebrazione del matrimonio
nella liturgia eucaristica è un'ulteriore
espressione di tutto ciò: viene messo in
risalto, infatti, l'intimo legame che intercorre
tra il matrimonio e l'eucaristia, sacrificio della
nuova alleanza in cui «i coniugi cristiani
trovano la radice dalla quale scaturisce, è
interiormente plasmata e continuamente vivificata
la loro alleanza coniugale» .
Proprio perché sacramento della Chiesa,
la celebrazione del matrimonio si qualifica come
realtà ecclesiale. Essa coinvolge l'intera
comunità ecclesiale nella quale gli sposi
sono inseriti e alla cui vita e missione prendono
parte, tanto da fare di tale comunità il
luogo normale della celebrazione delle nozze .
Essa richiede anche «la partecipazione piena,
attiva e responsabile di tutti i presenti, secondo
il posto e il compito di ciascuno: degli sposi
anzitutto come ministri e soggetti della grazia
del sacramento; del sacerdote in quanto presidente
della assemblea liturgica e teste qualificato
della Chiesa; dei testimoni non solo garanti di
un atto giuridico, ma rappresentanti qualificati
della comunità cristiana; dei parenti,
amici e altri fedeli, membri di un'assemblea che
manifesta e vive il mistero di Cristo e della
Chiesa» .
Attenzioni celebrative
Primo e principale problema pastorale è,
conseguentemente, quello di «dar vita ad
una celebrazione del sacramento che risulti veramente
evangelizzante ed ecclesiale» : è
questo il criterio fondamentale per ogni attenzione
e iniziativa pastorale e il contesto dal quale
nascono e nel quale si collocano ogni orientamento
e ogni normativa.
Si curi in modo intelligente e diligente la liturgia
della parola , sia nella scelta e nella proclamazione
delle letture bibliche, sia con una loro adeguata
spiegazione nell'omelia. Già durante le
fasi finali della preparazione al matrimonio questa
preoccupazione trovi il modo di manifestarsi:
si invitino i fidanzati a leggere, personalmente
e in coppia, le pagine scritturistiche proposte
dal lezionario del Rito del matrimonio; li si
aiuti nello scegliere, per la celebrazione del
rito, le letture più consone alla loro
situazione spirituale. Con la spiegazione delle
letture bibliche, si accompagni anche un'adeguata
spiegazione e introduzione all'intera liturgia
del matrimonio, «cosicché i segni
sacramentali, adeguatamente preparati, manifestino
in verità e siano annuncio pieno del mistero
di salvezza che viene celebrato nel rito per essere
poi testimoniato nella vita» .
Come è necessario per ciascuna azione liturgica,
occorre porre ogni attenzione e compiere ogni
sforzo perché, senza rinunciare alla gioia
e alla festa che devono connotare questi momenti,
sia garantito un clima di raccoglimento, di partecipazione
e di corresponsabilità.
In particolare, non ci si stanchi di educare
e di stimolare la partecipazione piena, attiva
e responsabile da parte di tutti i presenti ,
a iniziare dagli sposi, che sono i ministri del
sacramento. Nello svolgimento del rito, nella
scelta delle letture, nella preghiera dei fedeli,
nei momenti di introduzione e di conclusione della
celebrazione, si pensi il modo, intelligente e
corretto, di favorire il loro intervento attivo.
Si studino anche i modi e si mettano in atto le
condizioni necessarie per favorire l'intervento
attivo e consapevole dell'intera comunità
presente, perché essa partecipi davvero
al silenzio, all'ascolto, al canto, alla preghiera
e così la festa e la celebrazione siano
di una intera comunità cristiana. Tutto
questo comporta anche la disponibilità
di diversi ministeri e animatori.
Proprio per favorire anche l'espressione visibile
di queste dimensioni ecclesiali della celebrazione,
realismo e concretezza pastorali possono suggerire
l'opportunità di “celebrazioni comunitarie”
dei matrimoni, soprattutto quando nella medesima
giornata si prevedessero diverse celebrazioni
nuziali nella stessa comunità parrocchiale
.
Celebrazioni domenicali o festive
Nella stessa logica va affrontata la problematica
della celebrazione dei matrimoni nel giorno di
domenica. In particolare, proprio per sottolineare
la dimensione ecclesiale della celebrazione e
il coinvolgimento dell'intera comunità
parrocchiale, può essere talvolta opportuna
una celebrazione del rito del matrimonio durante
una delle messe di orario. Per gli stessi motivi
sono normalmente da sconsigliare celebrazioni
nuziali nel giorno di domenica in momenti diversi
da quelli delle messe di orario. E' comunque necessario
che in ogni diocesi vengano precisati criteri
e vengano offerte direttive al riguardo, onde
favorire una prassi comune condivisa e osservata
da tutti.
Celebrazioni durante la Messa
Per l'intimo legame che esiste tra eucaristia
e matrimonio, la celebrazione delle nozze durante
la Messa è da ritenersi come la forma normale
e ordinaria . Rientra perciò nella cura
pastorale della Chiesa e innanzitutto dei presbiteri,
sia sensibilizzare i fidanzati «perché
celebrino il loro matrimonio partecipando al sacrificio
eucaristico, ricevendo il Corpo e il Sangue del
Signore, dopo aver ottenuto attraverso il sacramento
della Penitenza un rinnovamento della loro vita
nella riconciliazione con Dio e con i fratelli»,
sia educare i presenti alle nozze ad unirsi agli
sposi nella comunione eucaristica .
Tuttavia, oltre ai casi in cui è espressamente
previsto che la celebrazione del matrimonio avvenga
senza la Messa , ci possono essere circostanze
nelle quali è consigliabile omettere la
celebrazione dell'Eucaristia . In questi casi,
per i quali sembra opportuno che il diritto particolare
delle Diocesi offra criteri e indicazioni, è
comunque sempre necessario un dialogo attento
con gli interessati perché sia evitato
ogni fraintendimento e siano espresse le motivazioni
obiettive che richiedono o suggeriscono tale scelta.
Svolgimento esteriore
Il carattere religioso e sacramentale della celebrazione
esige una celebrazione insieme solenne e semplice,
in grado di esprimere la verità del mistero
che viene celebrato. Nel suo svolgimento esteriore,
il rito sappia esprimere il senso della gioia
e della festa cristiana .
Sia nelle cerimonie che nell'apparato esteriore,
non si faccia nessuna distinzione di persone private
e di condizione sociale: «il rito sia dignitoso
e uguale per tutte le coppie di sposi, perché
maggiormente appaia il carattere comunitario della
celebrazione e sia affermata la medesima dignità
di tutti i fedeli» .
La celebrazione delle nozze è giustamente
anche un momento di festa, un incontro di famiglia
e di amici. Ma la festa non è il lusso
e non si identifica con lo spreco. In ogni caso,
se vuole essere cristiana, non può mai
diventare offensiva e umiliante per i poveri,
né può essere scambiata in cerimonia
folcloristica o trasformata in uno spettacolo
profano .
Gli sposi e i loro familiari siano, perciò,
aiutati a valutare e a scegliere responsabilmente
il modo per esprimere la loro gioia e insieme
per limitare ciò che è solo esteriore
e per rifiutare ciò che è spreco.
Siano pure educati a conoscere e ad andare incontro
alle varie necessità della comunità
cristiana e civile. Siano invitati a fare delle
loro nozze anche un'occasione di carità
verso i più bisognosi, mediante gesti di
attenzione e di condivisione per i fratelli più
poveri, per qualche infermo o malato, per chi
è più abbandonato.
In particolare - senza alcun atteggiamento discriminatorio
o di condanna nei confronti delle persone, ma
per evitare possibili confusioni e scandali nella
comunità cristiana e per sottolineare come
l'accoglienza della grazia passa anche attraverso
un serio cammino penitenziale - si vigili attentamente
perché siano evitati sfarzi ed esibizionismi
nella celebrazione liturgica del matrimonio da
parte di persone che si siano macchiate di gravi
delitti o appaiano coinvolte in organizzazioni
malavitose. Analoga vigilanza venga messa in atto
per il matrimonio di persone notoriamente lontane
da un cammino di fede e di quanti giungono al
matrimonio dopo lunghe e spesso ostentate convivenze
o dopo precedenti rotture del matrimonio, anche
se soltanto civile.
Le musiche e i canti siano di aiuto a vivere il
mistero che viene celebrato e favoriscano la preghiera
e la partecipazione di tutti . Non siano, invece,
occasione di distrazione o di esibizionismo per
singole persone.
Anche per le riprese di fotografi e cineoperatori,
i presbiteri - meglio se sostenuti da più
puntuali normative diocesane - offrano indicazioni
precise e concordino con gli interessati le modalità
degli interventi, perché la loro presenza
e la loro azione siano discrete ed evitino di
disturbare la celebrazione del rito e di diminuire
l'attenzione e la partecipazione soprattutto degli
sposi.
Nella celebrazione delle nozze, si faccia attenzione
anche al tempo liturgico sia per quanto riguarda
la scelta dei formulari e delle letture, sia per
quanto concerne lo svolgimento esteriore. In particolare,
se per giusta causa il matrimonio viene celebrato
in Avvento, in Quaresima o in altri giorni a carattere
penitenziale, si tenga conto delle caratteristiche
proprie di questi tempi liturgici .
Il luogo della celebrazione
Proprio in forza della dimensione propriamente
ecclesiale del sacramento, ribadiamo che «il
luogo normale delle nozze è la comunità
della parrocchia nella quale i fidanzati sono
inseriti e alla cui vita e missione prendono parte»
.
Di conseguenza, la celebrazione delle nozze
avvenga normalmente nella chiesa parrocchiale
di uno dei nubendi .
Solo per validi «motivi di necessità
o di convenienza pastorale» il matrimonio
può essere celebrato in altre parrocchie
. Solo con il permesso dell'Ordinario del luogo
o del parroco potrà essere celebrato in
altra chiesa o oratorio, e solo in presenza di
«particolari ragioni pastorali» l'Ordinario
del luogo può permettere che il matrimonio
sia celebrato in una cappella privata o in un
altro luogo conveniente . Si evitino quindi prassi
contrarie a tali disposizioni: ci si guardi dal
permettere con facilità la celebrazione
del matrimonio in una parrocchia diversa da quella
di una dei nubendi; si affronti con coraggio,
saggezza e determinazione il problema della proliferazione
di matrimoni in chiese non parrocchiali, nei santuari,
in chiese con particolari richiami storici o artistici.
I Vescovi diocesani, in proposito, precisino ulteriormente
i criteri a cui attenersi e, nel caso, determinino
anche i luoghi diversi dalle chiese parrocchiali
in cui i matrimoni possono essere celebrati e
ne stabiliscano le condizioni.
In ogni caso, si metta in atto ogni cura perché
sia garantita l'effettiva preparazione dei nubendi,
la celebrazione avvenga secondo i criteri di sobrietà
e di ecclesialità sopra richiamati, vengano
rispettate tutte le norme per una celebrazione
valida e per una corretta trascrizione del matrimonio
canonico per gli effetti civili .
Il matrimonio di battezzati non
credenti
La celebrazione del matrimonio cristiano è
celebrazione di un sacramento della fede. E' necessario,
quindi, che gli sposi siano aiutati, innanzitutto,
a celebrarlo nella fede della Chiesa: una fede
che si manifesta nella vita morale di carità
secondo lo Spirito. Tutto questo, ancora una volta,
esige che il cammino di preparazione al matrimonio
e alla famiglia sia stato proposto e condotto
in modo adeguato. Insieme questo criterio illumina
alcuni casi particolari dove il problema della
fede dei nubendi è direttamente chiamato
in causa.
Grande attenzione va riservata ai cosiddetti “battezzati
non credenti”, cioè a coloro che,
pur chiedendo il matrimonio canonico, dimostrano
di non essere pienamente disposti a celebrarlo
con fede, o perché vi accedono per motivi
che non sono propriamente di fede o perché
si tratta di nubendi totalmente indifferenti alla
fede o che dichiarano esplicitamente di non credere
o che si trovano in uno stato di notorio abbandono
della fede.
Pur sapendo che «nessuno, all'infuori
di Dio che scruta il cuore, può misurare
la fede di un battezzato e quindi può esprimere
un giudizio definitivo sulla sua presenza e autenticità»,
la Chiesa, e in essa innanzitutto i pastori, non
può esimersi dal «dare un giudizio
sulle condizioni di fede di quanti sono chiamati
a celebrare con frutto i gesti sacramentali»
. Non si può, infatti, negare che «la
fede di chi domanda alla Chiesa di sposarsi può
esistere in gradi diversi ed è dovere primario
dei pastori di farla riscoprire, di nutrirla e
di renderla matura» .
La stessa richiesta del sacramento deve trasformarsi
in questi casi in occasione particolarmente preziosa
di catechesi: «il parroco aiuti questi nubendi
a riflettere sul significato della loro scelta
e accerti, in ogni caso, che siano sinceramente
disposti ad accettare la natura, i fini e le proprietà
essenziali del matrimonio cristiano» . Tutto
questo esige un fraterno e spesso faticoso e difficile
impegno di comprensione, di dialogo, di evangelizzazione,
in cui, pur non dimenticando che questi fidanzati
in forza del loro battesimo sono già inseriti
in un vero e proprio cammino di salvezza , le
esigenze della carità siano sempre tenute
presenti senza che questo sia a scapito delle
esigenze della verità .
Quando tutti i tentativi per ottenere un segno
di fede, sia pure germinale, risultassero vani
e i nubendi mostrassero di «rifiutare in
modo esplicito e formale ciò che la Chiesa
intende compiere quando celebra il matrimonio
dei battezzati» , la doverosa decisione
di non ammettere al sacramento - che in una società
secolarizzata come la nostra può essere
anche una dolorosa ma stimolante scelta pastorale
- costituisce sempre «un gesto di rispetto
di chi si dichiara non credente, un gesto di attesa
e di speranza, un rinnovato e più grave
appello a tutta la comunità cristiana perché
continui ad essere vicina a questi suoi fratelli,
impegnandosi maggiormente nella testimonianza
di fede dei valori sacramentali del matrimonio
e della famiglia» .
In ogni caso, è importante che queste decisioni
siano prese con autentico spirito di discernimento,
secondo criteri condivisi con gli altri presbiteri,
nella comunione ecclesiale con il Vescovo e, soprattutto
nei casi di dubbio, dopo aver consultato l'Ordinario
di luogo, nel rispetto delle normative per i casi
specifici .
Matrimoni misti
In una società caratterizzata da ricorrenti
spostamenti di popolazione e dalla presenza di
diverse etnie, culture e religioni, tendono a
diventare sempre più frequenti i matrimoni
tra cattolici e battezzati di altre comunioni
cristiane.
Si tenga presente che tali matrimoni offrono,
«pur nella loro particolare fisionomia,
numerosi elementi che è bene valorizzare
e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore,
che per l'apporto che possono dare al movimento
ecumenico» .
Nello stesso tempo, considerato che l'unione perfetta
delle persone e il coinvolgimento di tutta la
loro vita nell'esperienza matrimoniale sono più
facilmente assicurati quando gli sposi appartengono
alla stessa comunità di fede, attenendosi
a quanto stabilito a livello canonico, è
necessario che con particolare cura pastorale
i contraenti siano resi consapevoli delle difficoltà
che potranno sorgere in una vita coniugale tra
persone che non vivono in perfetta comunione ecclesiale
.
In particolare, i contraenti vengano messi a conoscenza
sia delle differenze esistenti nei contenuti di
fede delle rispettive confessioni sia di ciò
che esse hanno in comune specialmente circa il
matrimonio, così da essere stimolati a
celebrare le nozze nella fede in Cristo e ad edificare
cristianamente l'unità coniugale e familiare,
inserendosi con frutto nel cammino ecumenico.
Gli stessi contraenti siano informati di quanto
è stabilito a livello canonico e sollecitati
al rispetto degli impegni e doveri religiosi di
ciascuno. Tutto ciò avvenga d'accordo con
le rispettive comunità, secondo le eventuali
intese tra loro intercorse .
Matrimoni interreligiosi
Lo sviluppo della società verso situazioni
plurietniche, pluriculturali e plurireligiose
comporta anche l'aumento dei matrimoni tra cattolici
e appartenenti a religioni non cristiane.
Anche in questi casi, pur nel riconoscimento
del valore della fede in Dio e dei principi religiosi
professati, sempre nel rispetto di quanto stabilito
a livello canonico, è doveroso richiamare
i nubendi cattolici sulle difficoltà cui
potrebbero andare incontro in ordine all'espressione
della loro fede, al rispetto delle reciproche
convinzioni, all'educazione dei figli.
Particolare attenzione va riservata ai matrimoni
tra cattolici e persone appartenenti alla religione
islamica: tali matrimoni, infatti, oltre ad aumentare
numericamente, presentano difficoltà connesse
con gli usi, i costumi, la mentalità e
le leggi islamiche circa la posizione della donna
nei confronti dell'uomo e la stessa natura del
matrimonio. E' necessario, quindi, considerare
attentamente che i nubendi abbiano una giusta
concezione del matrimonio, in particolare della
sua natura monogamica e indissolubile. Si abbia
certezza documentata della non sussistenza di
altri vincoli matrimoniali e siano chiari il ruolo
attribuito alla donna e i diritti che essa può
esercitare sui figli. E' bene esaminare al riguardo
anche la legislazione matrimoniale dello Stato
da cui proviene la parte islamica e accertare
il luogo dove i nubendi fisseranno la loro permanente
dimora. Nella richiesta di dispensa per la celebrazione
del matrimonio, che dovrà essere inoltrata
per tempo all'Ordinario del luogo , si tenga conto
di tutti questi elementi problematici, offrendo
ogni elemento utile al discernimento e alla decisione.
Il matrimonio dei minorenni
Tra i casi particolarmente problematici di celebrazione
del sacramento del matrimonio, va annoverato quello
riguardante i minorenni. Nell'attuale contesto
socio-culturale, infatti, come l'esperienza ha
troppe volte dimostrato, la loro ammissione al
matrimonio comporta rischi molto gravi per la
stabilità e la pienezza della vita coniugale
e familiare, attesa la fragilità o addirittura
l'immaturità che spesso caratterizza questi
nubendi sul piano umano e religioso, nonché
la mancanza di validi punti di riferimento e di
sostegno educativi che possono accompagnare il
cammino di queste giovani coppie.
I pastori d'anime, perciò, si mostrino
fermi, anche se sempre rispettosi e sereni, nel
dissuadere i richiedenti dal contrarre matrimonio,
mettendo in luce i gravi rischi che una così
impegnativa decisione presa a tale età
normalmente comporta.
Nello scrupoloso rispetto della normativa vigente
, facciano presente agli interessati, alle loro
famiglie e anche ai fedeli che le ragioni di convenienza
sociale o di prassi tradizionale non sono sufficienti
da sé sole per giustificare il ricorso
all'eventuale dispensa; ricordino loro che, anche
in presenza di altri aspetti etici implicati nel
caso, deve essere salvaguardata come valore primario
la morale certezza circa la stabilità del
matrimonio; si preoccupino di verificare la libertà
del consenso e la maturità psicofisica
dei minori; sappiano ricorrere alla competenza
e all'aiuto dei consultori familiari di ispirazione
cristiana o di esperti di fiducia.
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Realtà evangelizzante,
ovvero annuncio della fede
della Chiesa... |