Scopi
e caratteristiche
Con la celebrazione del matrimonio, la coppia
e la famiglia iniziano un cammino di progressiva
attuazione dei valori e dei compiti del matrimonio
stesso: un cammino che si snoda in diverse tappe
e che è orientato verso la piena rivelazione
e realizzazione del Regno di Dio. Questo processo
provoca la sollecitudine pastorale dell'intera
comunità cristiana, chiamata ad accompagnare
con saggezza e con amore paziente gli sposi e
le famiglie e a saper diversificare le proposte
ad essi rivolte. La coppia e la famiglia diventano
così oggetto e termine della cura pastorale
della Chiesa.
Scopo di tutta questa azione pastorale è
la crescita della coppia e della famiglia, aiutate
a vivere la loro specifica vocazione e missione
, perché giungano a condurre una vita ogni
giorno più santa e più intensa .
Si tratta di favorire la maturazione umana e di
fede di ogni coppia e di ogni famiglia, nella
prospettiva di un loro maggiore inserimento nella
vita ecclesiale e sociale. In tal modo, i coniugi
potranno riscoprire e vivere il loro ministero
in armonica collaborazione con tutti gli altri
ministeri e le famiglie eserciteranno il compito
loro proprio nella Chiesa e nella società,
quali soggetti attivi e responsabili.
Questa attenzione specifica della pastorale familiare
si presenta ancora oggi come particolarmente urgente
, sia in rapporto alla situazione contemporanea,
nella quale non accennano a diminuire le insidie
che lacerano il tessuto familiare e ne minano
la naturale e soprannaturale unità disgregando
i valori morali su cui essa si fonda e si sviluppa,
sia a partire dalla consapevolezza dell'importanza
della famiglia e della sua missione nella Chiesa
e nella società.
Responsabile di questa azione pastorale è
l'intera comunità ecclesiale, in tutte
le sue componenti e nelle sue varie articolazioni.
L'azione pastorale, infatti, «è sempre
espressione dinamica della realtà della
Chiesa, impegnata nella sua missione di salvezza».
Di conseguenza «anche la pastorale familiare
- forma particolare e specifica della pastorale
- ha come suo principio operativo e come protagonista
responsabile la Chiesa stessa, attraverso le sue
strutture e i suoi operatori» .
L'accompagnamento e il sostegno delle coppie e
delle famiglie, inoltre, devono essere universali
e progressivi. Ogni famiglia e tutte le famiglie,
nella loro quotidiana esistenza, hanno diritto
alla cura amorevole e materna della Chiesa. Per
questo «la sollecitudine pastorale della
Chiesa non si limiterà soltanto alle famiglie
cristiane più vicine, ma, allargando i
propri orizzonti sulla misura del cuore di Cristo,
si mostrerà ancor più viva per l'insieme
delle famiglie in genere, e per quelle, in particolare,
che si trovano in situazioni difficili o irregolari»
. Per lo stesso motivo inoltre, cioè proprio
perché si fa attenta al vissuto quotidiano
di ogni famiglia, «l'azione pastorale della
Chiesa deve essere progressiva, anche nel senso
che deve seguire la famiglia, accompagnandola
passo passo nelle diverse tappe della sua formazione
e del suo sviluppo» .
In tale prospettiva, la pastorale familiare, in
modo organico e sistematico, deve assumere un
ruolo sempre più centrale in tutta l'azione
pastorale della Chiesa, dal momento che, di fatto,
quasi tutti gli obiettivi dell'azione ecclesiale
o sono collocati entro la comunità familiare
o almeno la chiamano in causa più o meno
direttamente.
Sotto questo profilo, la famiglia è di
sua natura il luogo unificante oggettivo di tutta
l'azione pastorale e deve diventarlo sempre di
più , sicché dovrà diventare
abitudine acquisita considerare i riflessi e le
possibili implicazioni familiari di ogni azione
pastorale che viene promossa. La pastorale familiare,
in altri termini, è e deve essere innestata
e integrata con l'intera azione pastorale della
Chiesa, la quale riconosce nella famiglia non
solo un ambito o un settore particolare di intervento,
ma una dimensione irrinunciabile di tutto il suo
agire.
Tuttavia, la stessa pastorale familiare domanda
l'attuazione di iniziative e attenzioni particolari
e specifiche, rivolte a quanti si preparano alla
vita matrimoniale, agli sposi e ai membri della
famiglia.
Una responsabilità comune
Come accennato in diversi passaggi, la responsabilità
di questa ampia e articolata pastorale per la
crescita della coppia e della famiglia riguarda
tutti e ciascuno nella comunità cristiana
e chiama in causa la stessa comunità cristiana
in quanto tale.
Senza soffermarci qui sul compito particolare
dei vescovi, dei presbiteri, dei religiosi e delle
religiose, dei diaconi permanenti, intendiamo
richiamare innanzitutto che «ogni Chiesa
locale e, in termini più particolari, ogni
comunità parrocchiale deve prendere più
viva coscienza della grazia e della responsabilità
che riceve dal Signore in ordine a promuovere
la pastorale della famiglia» . Di conseguenza,
«ogni piano di pastorale organica, ad ogni
livello, non deve mai prescindere dal prendere
in considerazione la pastorale della famiglia»
. Ogni diocesi e ogni parrocchia, perciò,
nell'elaborazione del proprio progetto pastorale
ed educativo non tralascino di prendere in attenta
considerazione la coppia e la famiglia e la loro
crescita.
Nello stesso tempo, vogliamo sottolineare e riaffermare
la specifica responsabilità e missione
dei coniugi e delle famiglie cristiane. Tale missione,
fondata sulla grazia ricevuta nel sacramento del
matrimonio, «dev'essere posta a servizio
dell'edificazione della Chiesa, della costruzione
del Regno di Dio nella storia. Ciò è
richiesto come atto di docile obbedienza a Cristo
Signore. Egli, infatti, in forza del matrimonio
dei battezzati elevato a sacramento, conferisce
agli sposi cristiani una peculiare missione di
apostoli, inviandoli come operai nella sua vigna,
e, in modo tutto speciale, in questo campo della
famiglia» .
PASTORALE DELLE COPPIE-FAMIGLIE GIOVANI
La situazione delle giovani coppie
Particolari cure pastorali devono essere dedicate
innanzitutto alle coppie-famiglie giovani, anche
al fine di favorire il loro più pieno inserimento
nella comunità cristiana e il non facile
passaggio dal mondo dei giovani a quello degli
adulti.
Se, infatti, la cura pastorale della famiglia
consiste nell'«impegno di tutte le componenti
della comunità ecclesiale locale nell'aiutare
la coppia a scoprire e a vivere la sua nuova vocazione
e missione», non è difficile comprendere
che tutto questo «vale soprattutto per le
giovani famiglie, le quali, trovandosi in un contesto
di nuovi valori e di nuove responsabilità,
sono più esposte, specialmente nei primi
anni di matrimonio, ad eventuali difficoltà,
come quelle create dall'adattamento alla vita
in comune o dalla nascita dei figli» .
Spesso la nostra pastorale è vigile nella
preparazione dei giovani al matrimonio, ma questi,
una volta sposati, corrono il rischio di allontanarsi
o di rimanere ai margini della comunità
cristiana o comunque di non esservi presenti e
operanti con i doni e la missione ad essi affidati
dal sacramento del matrimonio. E' anche questa
una costatazione che mette in risalto come le
giovani coppie abbiano il diritto e la necessità
di una specifica attenzione pastorale, di cui
innanzitutto ogni comunità parrocchiale
deve farsi carico.
I primi anni di matrimonio, oltre ad essere determinanti
per l'intero cammino coniugale e familiare, sono
tempo di avvio e insieme di assestamento per quanto
riguarda sia l'esperienza dell'amore coniugale
sia l'incontro con la nuova vita del figlio. Spesso
sono anche attraversati da problemi e difficoltà
circa il lavoro e l'abitazione.
Sono ricchi di risorse perché sono gli
anni dell'entusiasmo dei primi passi di una vita
a due, della gioia di vedersi fatti l'uno per
l'altro, della serenità di un'intimità
ricercata e vissuta con equilibrio, della gioia
nel realizzare progetti e sogni accarezzati a
lungo, dell'aprirsi di nuove prospettive anche
in ordine alla crescita nella fede, della gioia
e della responsabilità connesse con la
procreazione di una nuova vita, della percezione
del dono costituito dal figlio e della dimensione
religiosa iscritta nella sua generazione.
Ma sono anche gli anni segnati da alcune difficoltà
corrispondenti, che riguardano, ad esempio, il
lungo processo di integrazione e comunione nella
coppia, la scoperta dei reciproci lati negativi
o problematici, la difficoltà o l'incapacità
di sopportarsi reciprocamente, la tentazione di
una chiusura intimistica nella propria casa, la
ridefinizione dei rapporti con le famiglie di
origine e nell'ambiente in cui ci si trova a vivere,
le modalità con cui realizzare un aiuto
reciproco nella vita religiosa e spirituale, le
paure di fronte alla nascita di un figlio, la
disistima o addirittura il rifiuto programmatico
di una nuova vita.
Accoglienza, accompagnamento e
aiuto
Sono necessari, perciò, coraggio e creatività
perché la comunità cristiana sia
sempre più in grado di accogliere, accompagnare
e aiutare le giovani coppie, riconoscendole e
valorizzandole come soggetti attivi della loro
stessa crescita.
Si tratta, innanzitutto, di accogliere. Questo
comporta che nella comunità si dia un posto
ai giovani sposi, si riconosca e si apprezzi il
messaggio di vita e di speranza che è in
loro per il fatto stesso che ci sono, si veda
in essi una risorsa per la comunità cristiana
e per la società, si valorizzino le potenzialità
umane e spirituali iscritte nella singolarità
della loro esperienza. Nello stesso tempo, perché
l'accoglienza sia autentica e contrassegnata da
realismo, è necessario andare alla ricerca
delle giovani coppie, che spesso tendono a rinchiudersi
in se stesse o comunque fanno fatica ad aprirsi
alla comunità; come pure occorre rispettare
i tempi della loro crescita, senza intrusioni,
e soprattutto senza pretendere servizi pastorali
o sociali per i quali la coppia giovane non è
ancora matura o che potrebbero in qualche modo
indebolirne la compattezza.
Insieme e inscindibilmente è doveroso accompagnarsi
a tutte le giovani coppie, per aiutarle a riconoscere
nella fede e a vivere nella concretezza di ogni
giorno la loro vocazione e missione, superando
anche le difficoltà che sono di intralcio
e di ostacolo alla loro crescita.
A tale scopo, gli itinerari di fede siano il
più possibile impostati come riflessione
mistagogica, cioè come proposta in grado
di aiutare i giovani sposi a “fare memoria”
del dono e della grazia ricevuti nel giorno del
matrimonio.
Si ponga ogni cura perché la coppia riconosca
e viva la propria nativa e insopprimibile vocazione
all'unità. Si educhino i giovani sposi
a compiere ogni azione non più con lo spirito
della persona sola, ma in una unità spirituale
profonda, la quale, mentre riconosce e rispetta
l'irrepetibile singolarità di ciascuno,
dice condivisione e sostegno reciproci leali e
appassionati. Si accettino le loro esigenze di
tranquillità e di riservatezza, sapendole
chiarire e purificare da ogni tentazione di chiusura.
Si insista sulla castità coniugale e si
promuova un cammino di educazione anche all'intimità
sessuale, vissuta nella logica del dono di sé
senza riserve e contrastando ogni forma di appropriazione
dell'altro, reso strumento per i propri interessi.
Anche nella proposta di impegni pastorali, si
sia attenti a favorire e a sostenere interventi
gestiti dalla coppia come tale.
I giovani sposi siano aiutati ad essere responsabili
e generosi nel dono della vita. E' necessario,
perciò, aiutarli a riscoprire il significato
autentico della procreazione e della paternità
responsabile e favorire, a livello ampio e diffuso,
il recupero del valore e del senso della maternità
. Occorre inoltre offrire ai giovani sposi gli
aiuti opportuni per un'effettiva soluzione umana
e cristiana dei problemi della fecondità
ed invitarli a non attendere troppo a concepire
il primo figlio, reagendo con fermezza alla mentalità
dominante nella nostra società, quella
della famiglia con un unico figlio, ma donando,
se possibile, la testimonianza di una particolare
generosità nel trasmettere la vita.
Si offrano alle giovani famiglie gli aiuti necessari
per il loro compito educativo: dal richiamo alla
grazia educativa connessa con il sacramento del
matrimonio e il dono dello Spirito alla sottolineatura
dei fondamentali contenuti di un'educazione autenticamente
umana e cristiana, alla proposta di occasioni
di approfondimento e di confronto al riguardo.
Occorre essere discreti e coraggiosi nel proporre
anche alle coppie-famiglie giovani forme di partecipazione
alla vita della Chiesa e della società,
nella consapevolezza che anche così si
offre loro un importante servizio per la crescita
e l'arricchimento della loro vita coniugale e
familiare.
Iniziative specifiche
La pastorale della Chiesa per le giovani coppie
dovrà prevedere anche alcune iniziative
specifiche, in grado di dare concreta realizzazione
a quanto si è descritto finora. In tale
prospettiva, senza alcuna pretesa di completezza
e lasciando ad ogni comunità ecclesiale
di precisarli e concretizzarli meglio, si offrono
alcuni suggerimenti e alcune indicazioni.
Si rivolga una tempestiva e affettuosa accoglienza
alle famiglie di recente ingresso nella parrocchia.
E' necessario non solo che le parrocchie in cui
avviene la preparazione al matrimonio si impegnino
a segnalare le coppie e il loro indirizzo alle
parrocchie in cui andranno ad abitare dopo la
celebrazione delle nozze, ma anche che ogni comunità
cristiana si attivi per rendersi conto delle giovani
famiglie esistenti in parrocchia, interessandosi
con discrezione ai loro problemi e trovando occasioni
per ascoltarle e avvicinarle.
Nell'ambito parrocchiale o interparrocchiale
si proponga ogni anno un incontro appositamente
studiato per gli sposi dell'anno così da
favorire e promuovere l'ascolto, l'incontro e
il confronto. Sia questa l'occasione per un momento
di festa, per l'approfondimento di qualche riflessione,
per la presentazione di concrete e diversificate
possibilità di crescita e di impegno adeguate
alle diverse sensibilità, situazioni e
disponibilità delle famiglie.
Nella programmazione della catechesi parrocchiale
e nelle più ampie proposte culturali organizzate
dalle comunità cristiane ci sia attenzione
alle problematiche e alle esigenze delle famiglie
giovani e si dia un congruo spazio alla trattazione
di tematiche che le possono più direttamente
interessare e coinvolgere.
Non manchino proposte per un cammino spirituale
più puntuale e più ricco. Si promuovano
momenti o giornate di spiritualità appositamente
studiate per le coppie e le famiglie giovani;
si invitino tali famiglie a partecipare a qualche
gruppo familiare della parrocchia o a qualche
associazione o movimento di spiritualità
coniugale e familiare; si sia disponibili per
un accompagnamento più personale, soprattutto
mediante una attenta direzione spirituale.
Si preparino o si indichino sussidi e si programmino
incontri, dibattiti, confronti di esperienze su
temi più propriamente educativi, per aiutare
e sostenere queste famiglie a svolgere il loro
compito per una vera educazione umana e cristiana
dei figli nella famiglia stessa, in collaborazione
con la scuola e con la parrocchia e i suoi ambiti
più strettamente educativi come gli oratori,
le associazioni, i gruppi. In particolare, durante
la preparazione dei figli ai sacramenti dell'iniziazione
cristiana, i genitori siano invitati a partecipare
a momenti di catechesi e di incontro che li aiutino
a riscoprire il senso profondo di quei sacramenti
che essi stessi hanno ricevuto e che ora chiedono
per i loro figli.
Si indichino persone e si offrano strumenti
e luoghi per un corretto insegnamento dei metodi
naturali di regolazione della fertilità
e, più in generale, per un'adeguata educazione
alla sessualità vissuta nel matrimonio
in modo pienamente e veramente umano.
Si presti una particolare attenzione alle giovani
famiglie attraversate da difficoltà o provate
da tentazioni o prospettive di rottura o fallimento
del loro matrimonio. Si offra loro vicinanza,
aiuto e sostegno da parte dei sacerdoti, di altre
famiglie particolarmente sensibili, dei cristiani
adulti nella fede, valorizzando anche il contributo
prezioso e l'apporto specifico dei consultori
familiari.
Pastorale battesimale
Nell'ambito della cura pastorale delle giovani
coppie, riveste un'importanza particolare la pastorale
battesimale. Solitamente per la coppia la nascita
di un figlio è, infatti, un evento gioioso
ed atteso, che di per sé sollecita le grandi
domande sul senso della vita e interpella la fede
stessa degli sposi che chiedono il battesimo per
il loro figlio.
E' necessario, quindi, che «i genitori di
un bambino da battezzare, come pure coloro che
stanno per assumere l'incarico di padrino, siano
bene istruiti sul significato di questo sacramento
e circa gli obblighi ad esso inerenti» .
Per quanto possibile, tale preparazione, oltre
a momenti di incontro personale, preveda anche
momenti comunitari, nei quali siano coinvolte
insieme più coppie di sposi, si possa riprendere
e sviluppare la riflessione iniziata negli itinerari
di preparazione al matrimonio, vengano favoriti
in tutti coloro che vi partecipano un risveglio,
una verifica, un approfondimento della loro fede
e della loro vocazione. La stessa preparazione
cominci possibilmente già durante l'attesa
del figlio, perché in un momento così
singolare e significativo i genitori siano aiutati
a vivere la maternità e la paternità
come coronamento della loro risposta a una vocazione
di amore e ad accogliere nella fede il dono che
Dio sta affidando alla loro responsabilità.
Nella medesima prospettiva si valorizzi il Catechismo
dei bambini “Lasciate che i bambini vengano
a me”: lo si consegni ai genitori durante
la preparazione al battesimo dei figli, o almeno
in occasione di esso; se ne raccomandi lo studio
e la traduzione operativa da parte dei giovani
sposi; si studi l'opportunità di prevedere
momenti comunitari di ripresa dello stesso testo
per favorirne un utilizzo più adeguato.
Qualora la richiesta del battesimo fosse avanzata
da genitori che vivono in situazione matrimoniale
irregolare, si dovrà verificare se ci sono
le condizioni che ne rendono possibile la celebrazione
e, in particolare, se esiste la fondata speranza
che il figlio riceverà una vera educazione
cristiana . Si viva perciò questo momento
come un'importante occasione per evangelizzare
questi genitori, per aiutarli a riflettere sulla
loro vita alla luce del Vangelo e invitarli a
conversione.
DOPO I PRIMI ANNI DI MATRIMONIO
Se scopo fondamentale dell'azione pastorale della
Chiesa verso la coppia e la famiglia è
quello di aiutarle a scoprire e a vivere la loro
vocazione e missione in ogni fase della loro esistenza,
anche dopo i primi anni di matrimonio, sarà
necessario mettere in atto ogni attenzione e iniziativa
per favorire in ogni famiglia la formazione di
un'autentica comunità di persone, per sostenere
le singole coppie nel loro compito di trasmissione
della vita, per aiutarle nell'esercizio del loro
originario compito educativo, per promuovere in
ciascuna di esse un'autentica spiritualità
familiare.
Per un autentico servizio alla
vita
Nel nostro contesto culturale un'attenzione privilegiata
va accordata al tema della trasmissione della
vita. A questo proposito, insieme con il senso
del generare umano come donazione di una vita
che nasce dal dono, occorre «riscoprire
e riproporre con chiarezza il vero significato
della procreazione responsabile» e riaffermare
sia che essa «è un grave dovere di
tutti gli sposi e che può essere attuata
concretamente», sia che «richiede
l'impegno comune dei due sposi alla continenza
periodica, al cui servizio si pone il ricorso
ai metodi naturali di regolazione della fertilità»
. E' pure indispensabile che «vincendo ogni
resistenza e superando finalmente gravi ritardi,
le nostre comunità cristiane», mediante
l'opera di persone veramente esperte, assumano
«più coraggiosamente il compito di
suscitare convinzioni e di offrire aiuti concreti
perché ogni coppia di sposi possa percorrere
questa strada» .
Nello stesso tempo, la comunità cristiana
proclami senza reticenze e senza paure l'inestimabile
preziosità della vita umana e il grande
valore della fecondità. La stessa comunità
guardi con stima a quegli sposi che, anche contro
la mentalità dominante e talvolta contro
il parere dei parenti più stretti e degli
amici, obbediscono con larga generosità
alla loro missione generatrice e li consideri
come segni profetici del Dio della vita e della
sua presenza nella storia. Essa, inoltre, offra
vicinanza, sostegno e aiuti concreti alle donne
e alle coppie che, nonostante le difficoltà,
intendono portare a termine la gravidanza.
A sostegno del compito educativo
Ai genitori e alle famiglie, nelle quali la vita
umana è stata trasmessa, tocca il primo,
il più diretto, il meno sostituibile compito
educativo. I padri e le madri vanno però
aiutati in questa loro missione, che non poche
volte appare come molto gravosa e talora persino
sproporzionata rispetto alle loro forze culturali,
psicologiche e fisiche.
Nella sua attenzione pastorale, perciò,
la Chiesa dovrà innanzitutto esercitare
il “ministero della consolazione”
e infondere così fiducia e coraggio in
quanti trovassero troppo faticoso il concreto
svolgimento del loro compito educativo. A tale
scopo, mentre si richiama il dovere proprio e
insostituibile, originario e primario della famiglia,
sarà necessario mostrare come la missione
educativa sia un dono e come essa sia frutto di
amore: come tale è strettamente legata
al matrimonio che si fonda sull'amore e che nell'amore
cresce e si perfeziona. Si dovranno, cioè,
aiutare i genitori a ritrovare nel loro matrimonio,
vissuto nella logica di un'autentica spiritualità,
la radice più vera della possibilità
e della capacità di educare; ad essi si
dovrà infondere quella fiducia e quella
serenità che nascono dalla consapevolezza
che, attraverso il sacramento del matrimonio,
sono stati resi partecipi dell'amore stesso di
Dio Padre, di Cristo pastore e della tenerezza
materna della Chiesa .
Nel medesimo tempo, la comunità cristiana
promuova per i genitori occasioni di incontro
e di riflessione sui problemi pedagogici, coinvolgendo
persone esperte nell'ambito educativo e valorizzando
sia l'apporto dei Consultori familiari, sia l'esperienza
maturata in associazioni di genitori e di famiglie.
Si tratta, cioè, di mettere in atto veri
e propri itinerari formativi o “scuole”
per i genitori, aiutandoli e sostenendoli con
il confronto con l'esperienza altrui, con il consiglio
intelligente e competente, con l'approfondimento
specifico di alcune tematiche particolari, così
che diventino sempre più capaci di dare
ai figli un'educazione pienamente umana e cristiana.
In modo più organico e permanente, la cura
della comunità cristiana si esprimerà
mediante proposte e iniziative pastorali in grado
di coinvolgere le famiglie e di riservare attenzione
alle loro esigenze e ai loro dinamismi e, in particolare,
attraverso varie forme di collaborazione con i
genitori quali primi educatori dei loro figli.
Ciò significherà, tra l'altro: la
realizzazione di una organica e sistematica pastorale
dei ragazzi e dei giovani; l'offerta di un preciso
cammino di catechesi; la creazione e lo sviluppo
di ambienti educativi per i ragazzi e i giovani
come, ad esempio, gli oratori o realtà
analoghe; la creazione o la valorizzazione di
associazioni che hanno come primaria finalità
il servizio educativo; la proposta di organizzazione
dello sport e del tempo libero in una prospettiva
autenticamente umana e cristiana; la promozione
e la gestione di scuole cattoliche; l'opportuna
e discreta valorizzazione dell'opera di insegnanti
cattolici nelle scuole statali; l'offerta ai ragazzi
di iniziative parrocchiali di studio comunitario
assistito e guidato.
Per la crescita della spiritualità
coniugale e familiare
La Chiesa è fermamente consapevole che
la vocazione della famiglia è ultimamente
vocazione alla santità cristiana . Di conseguenza
la pastorale è chiamata a porre al centro
della sua sollecitudine la “vita secondo
lo Spirito” della coppia e della famiglia
cristiana: la Chiesa, cioè, deve mettere
in atto la sua missione salvifica perché
la coppia e la famiglia crescano nella spiritualità
coniugale e familiare.
Si tratta propriamente di una spiritualità
fondata sul sacramento del matrimonio e continuamente
alimentata e plasmata dall'Eucaristia. Tale spiritualità
si attua e si esprime non al di fuori della vita
coniugale e familiare, ma all'interno di essa,
attraverso le realtà e gli impegni quotidiani
che la caratterizzano, nella fedeltà a
tutte le esigenze dell'amore coniugale e familiare
e nella loro gioiosa attuazione. Infatti, come
precisa il Concilio Vaticano II, «i coniugi
cristiani sono corroborati e come consacrati da
uno speciale sacramento per i doveri e la dignità
del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di
tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare,
penetrati dallo Spirito di Cristo, per mezzo del
quale tutta la loro vita è pervasa di fede,
speranza e carità, tendono a raggiungere
sempre più la propria perfezione e la mutua
santificazione, e perciò insieme partecipano
alla glorificazione di Dio» . Un'adeguata
pastorale familiare, di conseguenza, dovrà
aiutare le famiglie a riscoprire il fondamento
vero della loro spiritualità e a viverla,
sia a livello interiore sia nelle sue manifestazioni
esterne, secondo i contenuti e le modalità
di un amore che si esprime nelle sue forme tipicamente
familiari: l'amore coniugale unitivo e procreativo,
l'amore parentale (paterno e materno), l'amore
filiale, l'amore fraterno, e l'amore dell'intera
famiglia come tale nei riguardi degli altri.
SITUAZIONI PARTICOLARI
Coppie sterili
Nel vissuto concreto delle coppie e delle famiglie
si incontrano anche alcune situazioni particolari,
che pure richiedono un'attenzione specifica e
puntuale.
Bisognosi di particolare e discreta cura pastorale
sono i coniugi che fanno l'esperienza della sterilità
fisica: si tratta, infatti, di una dura prova
e di una sofferenza, in continua crescita, che
domanda di essere compresa e adeguatamente valutata.
La comunità dei credenti è chiamata
a illuminare e sostenere questi sposi nella sofferenza,
aiutandoli a scoprire nella loro situazione dolorosa
«l'occasione per una particolare partecipazione
alla croce del Signore, fonte di fecondità
spirituale». E' necessario essere loro particolarmente
vicini per aiutarli a riconoscere che anch'essi
possono vivere un'autentica fecondità spirituale,
continuando a generare amore nella loro coppia
coniugale e a crescere nell'amore verso ogni altra
persona. Infatti, «ogni atto di vero amore
verso l'uomo testimonia e perfeziona la fecondità
spirituale della famiglia, perché è
obbedienza al dinamismo interiore profondo dell'amore
come donazione di sé agli altri»
. Nella consapevolezza che «anche quando
la procreazione non è possibile, non per
questo la vita coniugale perde il suo valore»,
si tratta di invitare queste coppie ad allargare
il loro amore al di là dei vincoli della
carne e del sangue e a rendere «altri servizi
importanti alla vita delle persone umane, quali
ad esempio l'adozione, le varie forme di opere
educative, l'aiuto ad altre famiglie, ai bambini
poveri o handicappati» , l'affidamento di
minori.
Nel medesimo tempo, la Chiesa manifesti la sua
attenzione pastorale anche continuando a invitare
e a incoraggiare gli uomini di scienza «a
proseguire nelle loro ricerche, allo scopo di
prevenire le cause della sterilità e potervi
rimediare, in modo che le coppie sterili possano
riuscire a procreare nel rispetto della loro dignità
personale e di quella del nascituro» , senza
ricorrere alla fecondazione artificiale, che rimane
in se stessa illecita e contrastante con la dignità
della procreazione e dell'amore coniugale .
Disagio e devianza dei figli
C'è bisogno di essere vicini con discrezione
e sollecitudine alle famiglie che vivono in situazioni
difficili e dolorose a motivo della presenza in
esse di forme diverse di disagio e di devianza
dei figli: da quelle più sopite e capillari
a quelle più manifeste e conclamate che
si manifestano nella criminalità giovanile,
nelle violenze sessuali e, in particolare, nel
ricorso alla droga e nella diffusione dell'AIDS.
Se si dove riconoscere che alle radici di tutto
ciò, e particolarmente della droga, stanno
normalmente anche complesse situazioni e carenze
familiari e se, d'altra parte, le famiglie soffrono
le conseguenze di questi fenomeni , la comunità
cristiana deve mettere in atto una complessiva
azione pastorale, di prevenzione e di recupero,
che coinvolga direttamente le famiglie: queste
ultime devono poter vedere nella comunità
cristiana, a cominciare dalla parrocchia, un punto
di riferimento che le conforti, le sostenga e
le aiuti concretamente ad affrontare la situazione.
Convinti che «il modello cristiano della
famiglia resta il punto di riferimento prioritario
su cui insistere in ogni azione di prevenzione,
recupero e ripresa della vitalità dell'individuo
nella società» , è necessario
operare a livello pastorale, culturale e sociale
perché tale modello venga adeguatamente
proposto, rispettato e promosso. In particolare,
occorre agire perché la famiglia sia aiutata,
accompagnata e sostenuta nel suo compito educativo,
così che i giovani possano riconoscere
il significato dell'esistenza quotidiana, trovare
il “gusto” di vivere e far proprie
le “ragioni” del vivere.
E' pure importante individuare e realizzare interventi
precisi volti al superamento dei fenomeni ricordati
e al recupero personale, familiare e sociale di
chi vive in queste situazioni di degrado. Ampio
spazio al riguardo va riservato alle varie iniziative
di volontariato: se bene impostate e caratterizzate
da competenze puntuali, vanno incoraggiate e promosse,
anche attraverso un'intelligente azione di coordinamento
tra le varie forze operanti, in un corretto raccordo
con i vari servizi socio-assistenziali presenti
sul territorio e in adeguato rapporto con le famiglie
di origine dei giovani interessati.
Occorre anche promuovere un coinvolgimento diretto
di altre famiglie. Esse siano invitate, innanzitutto,
a vivere concrete e umili azioni di solidarietà,
come avvicinare, ascoltare, confortare e consigliare
i genitori addolorati per le situazioni di disagio
o di devianza dei loro figli. Alle famiglie più
disponibili e preparate non si tralasci, infine,
di proporre forme più precise di impegno
in associazioni, cooperative, comunità
di sostegno, di recupero e di solidarietà
o in altre realtà analoghe.
Famiglie con malati o handicappati
La presenza nella comunità familiare di
persone gravemente malate o di figli o altri membri
handicappati è causa di profondi disagi
e determina spesso situazioni non facilmente sopportabili:
le famiglie si sentono isolate, abbandonate, non
accolte e non mancano momenti di scoraggiamento
o addirittura di disperazione.
In questi contesti di sofferenza e di dolore,
tuttavia, si sanno dischiudere anche prospettive
di grande carità, affetto, dolcezza e maturità
umana. La presenza di malati, handicappati e sofferenti
sa sprigionare nelle famiglie risorse inaspettate
di condivisione, di prossimità, di scoperta
del senso più genuino della vita. La sofferenza
può diventare, così, avvicinamento
più vero, e forse a volte ritrovato, al
mistero di Dio, come pure avvicinamento al mistero
dell'uomo, nella riscoperta di aver bisogno degli
altri, di fraternità più limpida
e sciolta al di là di ogni barriera o distinzione.
La stessa persona malata o handicappata diventa
capace di comunicare a quanti la incontrano e
vivono con lei, in modo misterioso ma reale, ciò
che c'è di più vero nella sua vicenda
di sofferenza e nella vita intera.
Nello stesso tempo, agli altri membri della famiglia
è chiesto non solo di aprirsi alla condivisione
e di garantire la vicinanza e l'assistenza, ma
anche di mettersi in atteggiamento di vera accoglienza
di quelle ricchissime lezioni di vita, che possono
venire dai loro congiunti nella malattia o nella
sofferenza.
Né si può dimenticare che, «a
loro volta, i familiari hanno bisogno di sostegno
per vivere, senza smarrirsi, il peso imposto dalla
malattia di un loro congiunto» . E' necessario,
perciò, educarli a tenere presso di sé
i congiunti in difficoltà, accompagnarli
con la preghiera e mediante una discreta e profonda
opera di direzione e di consiglio spirituale.
Di grande aiuto sarà anche la vicinanza
premurosa e fattiva di persone e famiglie amiche
e di quanti, attraverso l'azione di volontariato,
si renderanno presenti con visite non solo episodiche
ma costanti, sapranno esprimere gesti di genuina
solidarietà e non mancheranno di creare
le condizioni, da tutti accettate, perché
il peso della cura delle persone malate o handicappate
possa essere distribuito e condiviso, soprattutto
in certi momenti o periodi dell'anno.
Famiglie dei migranti
Le famiglie gravate dai problemi legati all'emigrazione
o all'immigrazione sono sempre più numerose
e bisognose di attenzione e di assistenza anche
nel nostro Paese.
Esse «devono poter trovare dappertutto,
nella Chiesa, la loro patria» : le comunità
cristiane, perciò, si aprano alla loro
accoglienza e integrazione, sia mediante gesti
concreti e semplici di solidarietà, sia
attraverso interventi più continuativi
e istituzionali.
Sia individualmente, sia tramite adeguate forme
associative, singoli e famiglie facciano appello
all'opinione pubblica e si adoperino presso quanti
hanno autorità nella vita sociale, economica
e politica, affinché anche alle famiglie
dei migranti siano riconosciuti i diritti ad essere
protette come famiglie, al rispetto della loro
cultura, al ricongiungimento con tutti i familiari,
all'educazione religiosa e scolastica dei figli
.
Coniugi in età anziana
Una particolare considerazione va riservata ai
coniugi in età anziana. La loro è
una situazione nella quale è possibile
sia approfondire l'amore coniugale offrendo la
testimonianza di una fedeltà lunga e ininterrotta,
sia mettere a servizio degli altri, in forma nuova,
la saggezza accumulata e le energie ancora rimaste.
Ma è anche una situazione facilmente caratterizzata
da reciproche insofferenze, da pesante solitudine,
da sofferenza per la malattia o il progressivo
declino delle forze, dall'amarezza di sentirsi
di peso agli altri. Gli operatori pastorali si
impegnino a studiare meglio queste dinamiche e
a saperle leggere in ognuno dei coniugi giunti
all'età anziana; nello stesso tempo aiutino
gli interessati a sapersi conoscere e accettare
e a fare ricorso anche agli strumenti umani che
possono favorire il superamento di difficoltà
e sofferenze.
La comunità cristiana eserciti innanzitutto
la sua cura pastorale aiutando gli anziani a «comprendere
e vivere quegli elevati aspetti della spiritualità
matrimoniale e familiare, che si ispirano al valore
della croce e risurrezione di Cristo» :
chiarisca nell'annuncio evangelico che l'esistenza
umana, secondo il disegno di Dio, ha un pregio
e un significato fino all'ultimo istante, proclami
le grandi realtà escatologiche e apra il
cuore di questi suoi figli alla speranza cristiana.
Ogni comunità cristiana, inoltre, si premuri
sia di valorizzare i molteplici apporti che possono
venire dagli anziani, la loro esperienza, la loro
competenza e capacità, la loro generosa
opera di volontariato, sia di offrire loro momenti
di ritrovo, di preghiera, di riflessione, di svago.
Sarà pure necessario richiamare alle famiglie
il dovere di provvedere direttamente, per quanto
possibile, all'assistenza dei propri anziani,
circondandoli di affetto e conservando loro un
posto onorato nella vita domestica. Quando questo
non fosse possibile, occorrerà comunque
richiamare il dovere di non abbandonarli e di
stabilire forme diverse ma reali di vicinanza,
di affetto, di riconoscenza e di cura.
Per parte sua, anche attraverso l'opera del
volontariato organizzato e mediante molteplici
forme di solidarietà tra famiglie, la comunità
parrocchiale sarà loro di sostegno e vedrà
di vivere nei confronti degli anziani una presenza
premurosa e affettuosa, sia che essi rimangano
presso le loro famiglie sia che si trovino in
case di riposo.
Stato vedovile
Un'ultima situazione che più volte riguarda
la vita familiare è quella dello stato
vedovile. Tale situazione, sia per la sua consistenza
numerica, sia per la sua complessa e variegata
tipologia, merita anche oggi l'attenzione che
Gesù e la Chiesa primitiva le hanno riservato.
La comunità parrocchiale dia spazio ad
una riflessione seria e attuale sulla realtà,
sul significato e sulle potenzialità della
vedovanza; sappia aiutare chi è nello stato
di vedovanza a rimotivare la propria vita anche
per mezzo di momenti di preghiera, di riflessione
e di impegno fattivo e operoso nella comunità;
valorizzi e promuova l'esperienza di gruppi e
movimenti vedovili cristiani.
Soprattutto attraverso l'azione discreta di famiglie
vicine, amiche e attente, si attuino forme di
sostegno e di carità spirituale e materiale,
in particolare nei primi tempi del lutto; si dedichi
peculiare attenzione ai vedovi e alle vedove giovani,
per aiutarli a discernere la loro situazione e
a vivere il loro impegno educativo nei confronti
dei figli; ci si adoperi per aiutare queste persone
a vivere nella castità; qualora intendessero
passare a nuove nozze, siano illuminate e sostenute
perché la loro scelta sia ispirata ad autentici
motivi di amore.
La comunità cristiana non tralasci neppure
di proporre la vedovanza come dono offerto alla
Chiesa e di presentare le ricchezze spirituali
proprie dello stato vedovile. Se, infatti, con
la morte di uno dei coniugi si spezza dolorosamente
le “comunità” coniugale o familiare,
non si spezza però la “comunione”,
se è vero che per il credente il morire
è «andare in esilio dal corpo ed
abitare presso il Signore» (2Cor 5,8). Si
tratta, perciò, di aiutare chi si trova
nello stato di vedovanza e intende rimanervi a
vivere nella convinzione che la morte, anziché
distruggere i legami d'amore contratti con il
matrimonio, li può perfezionare e rafforzare
.
INIZIATIVE PARTICOLARI
I gruppi familiari
Per la crescita della coppia e della famiglia,
a livello pastorale, si richiede anche la messa
in atto di alcune iniziative in grado sia di suscitare
e sostenere la loro responsabilità e il
loro impegno, sia di esprimere e di alimentare
costantemente e stabilmente la cura e la sollecitudine
della Chiesa verso di esse.
Con vera saggezza pastorale e in docile obbedienza
a Cristo Signore, nella comunità cristiana
siano, innanzitutto, promossi, riconosciuti e
valorizzati i gruppi familiari e ci si adoperi
perché siano sempre più «luogo
di crescita nella fede e nella spiritualità
propria dello stato coniugale; momento di apertura
alla vita parrocchiale e comunitaria; stimolo
al servizio pastorale nella Chiesa e all'impegno
nella società civile» .
Costituiti dal libero ritrovarsi insieme delle
comunità coniugali e familiari in quanto
tali, sotto la guida responsabile di coppie animatrici
adeguatamente preparate e mantenendo un costante
e fraterno confronto con i presbiteri, questi
gruppi non sono solo il frutto di pur legittime
esigenze di natura psicologica e sociologica,
ma affondano le loro radici in motivazioni di
natura tipicamente ecclesiale e profondamente
cristologica: sono, a loro modo, segno e realizzazione
della Chiesa e frutto di una risposta delle coppie
e delle famiglie cristiane ad una chiamata del
Signore; introducono «nella comunità
ecclesiale uno stile più umano e più
fraterno di rapporti personali che rivelano la
dimensione familiare della Chiesa» .
I gruppi familiari, quindi, vengano proposti a
tutte le famiglie e se ne stimoli la diffusione
e l'incremento presso tutte le fasce sociali e
culturali.
In un clima di fede, di preghiera e di ascolto
della Parola di Dio, mediante un reciproco scambio
di esperienze sulla vita cristiana nei suoi diversi
aspetti, attraverso un continuo sforzo di formazione
dottrinale e spirituale e l'aggiornamento permanente
sulle dottrine e sui metodi pedagogici, i gruppi
familiari abbiano sempre di mira, quale loro scopo
fondamentale, la continua e progressiva presa
di coscienza del dono e del compito propri del
matrimonio cristiano. Nello stesso tempo, in costante
rapporto e comunione con l'intera comunità
parrocchiale, evitino ogni forma di chiusura e
sollecitino quanti vi appartengono a trovare e
a vivere concrete modalità di inserimento
e di servizio nella comunità ecclesiale
e nella società civile, anche attraverso
forme concrete e quotidiane di condivisione e
di solidarietà.
Se ne abbia, quindi, una cura particolare, nella
consapevolezza che tali gruppi, soprattutto in
alcuni momenti dell'esistenza coniugale, - oltre
ad essere molto preziosi per favorire nelle coppie
e nella famiglie la loro specifica “vita
secondo lo Spirito” - possono rappresentare
una concreta e specifica modalità di catechesi
degli adulti.
Associazioni e movimenti familiari
Oltre ai gruppi familiari appena ricordati, che
devono vedere in particolare l'impegno attivo
delle comunità parrocchiali e con esse
dell'Azione Cattolica, occorre riconoscere e valorizzare
come dono dello Spirito anche l'apporto delle
diverse associazioni, dei vari gruppi e dei numerosi
movimenti di spiritualità, di formazione
e di apostolato familiare che l'autonoma iniziativa
dei laici sa realizzare. Loro compito è,
globalmente, quello di «suscitare nei fedeli
un vivo senso di solidarietà, favorire
una condotta di vita ispirata al Vangelo e alla
fede della Chiesa, formare le coscienze secondo
i valori cristiani e non sui parametri della pubblica
opinione, stimolare alle opere di carità
vicendevole e verso gli altri con uno spirito
di apertura, che faccia delle famiglie cristiane
una vera sorgente di luce e un sano fermento per
le altre» .
Nel rispetto delle caratteristiche, delle finalità
e dei metodi propri di ciascuno di essi, tali
associazioni, gruppi o movimenti devono impegnarsi
e vanno aiutati a realizzare e a vivere un rapporto,
un'integrazione e una comunione sempre più
profondi e cordiali con l'intera comunità
ecclesiale nella quale si trovano. Dalle proposte
e dal cammino dell'intera comunità devono
lasciarsi interpellare e provocare; questo stesso
cammino devono gioiosamente condividere e sostenere;
secondo le loro possibilità, gli appartenenti
a tali associazioni, gruppi o movimenti devono
offrire la propria generosa disponibilità
per una collaborazione fattiva e disinteressata
soprattutto nelle specifiche iniziative di pastorale
familiare: così facendo, essi potranno
mettere a servizio la loro ricchezza e offrire
il loro contributo per l'edificazione della comunità
parrocchiale.
Festa della famiglia e anniversari
Altre iniziative preziose a livello pastorale
per la crescita della coppia e delle famiglia
sono l'annuale Festa della famiglia e la celebrazione
degli anniversari più importanti di matrimonio.
La Festa della famiglia venga celebrata ogni anno
in tutte le comunità parrocchiali. Essa
coincida possibilmente con la festa liturgica
della Santa Famiglia di Gesù, di Maria
e di Giuseppe e sia, tra l'altro, l'occasione
per un'adeguata contemplazione della famiglia
di Nazaret e dei suoi esempi, a beneficio delle
nostre famiglie. Qualora il Vescovo lo riterrà
opportuno, potrà stabilire che la celebrazione
della Festa della famiglia avvenga, per la sua
diocesi, in un'altra domenica del tempo “per
annum” : in tale caso si avrà l'occasione
per una riflessione più approfondita su
qualche tematica familiare, magari in connessione
con il cammino pastorale dell'intera comunità
diocesana.
La celebrazione degli anniversari va pure prevista
e curata con intelligente zelo pastorale. Agli
sposi interessati, essa offrirà l'occasione
di rinnovare i loro impegni matrimoniali e di
riscoprire e ravvivare la grazia sacramentale
della loro unione. All'intera comunità
parrocchiale darà modo di ringraziare per
la testimonianza di fedeltà coniugale che
la vivifica e di riflettere sull'importanza e
sulle caratteristiche di questa dimensione dell'amore
sponsale. Tale celebrazione, da prevedere pure
annualmente, avvenga, secondo quanto si riterrà
più conveniente, o nello stesso giorno
della Festa della famiglia o in un'altra circostanza,
magari in occasione della festa patronale o di
qualche altra “festa della comunità”;
in essa si sappia fare tesoro anche degli appositi
formulari previsti nel Benedizionale .
Iniziative in ambito sociale
e politico
Non manchino neppure opportune e corrette iniziative
perché anche in ambito sociale e politico
si attui una vera attenzione e un vero sostegno
alla famiglia. Anche questo, infatti, rientra
nel compito pastorale della Chiesa. A tale riguardo:
- nelle diverse e molteplici iniziative di formazione
dei cristiani all'impegno sociale e politico -
sia nelle scuole di preparazione all'impegno,
sia negli incontri di formazione e di spiritualità
per quanti sono già impegnati - si presenti
e si richiami la famiglia come prima realtà
a cui essere attenti e da promuovere in ordine
alla realizzazione del bene comune, certi che
il valore della famiglia è uno dei punti
irrinunciabili e qualificanti una visione e una
prassi socio-politica di ispirazione cristiana;
- a tutti gli operatori sociali e politici e
ai responsabili delle diverse istituzioni non
ci si stanchi di presentare la necessità
e l'urgenza di un'adeguata politica familiare
e, ancor di più, di una continua attenzione
alla famiglia in ogni intervento di politica sociale;
- alle stesse famiglie cristiane sia rivolto
l'invito ad una partecipazione sociale e politica
più diretta, perché «la società
civile dia al matrimonio e alla famiglia, come
fondamentale nucleo comunitario, la più
rispettosa attenzione e il più valido aiuto
mediante il concreto intervento dei suoi svariati
organismi: legislativi, economici, assistenziali,
sanitari e previdenziali, sindacali e culturali».
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La famiglia,
nelle sue diverse tappe,
oggetto
di pastorale
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